Acciaierie Von Essenbeck

appunti sconnessi. vedo troppi idioti in giro, non so fare altro che chiedermi a che servono

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giovedì, 25 giugno 2009

schema libero

Così, a tempo perso, fare il punto sul metà anno di cose viste/sentite/annusate.

Si inizia con il disco nuovo di Dente nelle orecchie: gira da qualche settimana, acquista sempre più spessore e rivela sensazioni nuove ad ogni ascolto. Culla e fa sorridere. Perfetto.  Insieme va Pacifico, che fa il suo disco migliore da anni, condendolo con alcuni pezzi meravigliosi. Sulla scia gli En Roco, che non rifanno un mezzo capolavoro come “Occhi chiusi” ma dimostrano di essere pronti e combattivi. Nel frattempo c’è “Gran Torino” di Clint che è un meraviglia e sa far ridere e piangere. Poi arriva il marzo dello smarrimento. OVO va a puttane, non ci capisco granché e allora c’è bisogno di una sana incazzatura come quella di Giorgio Canali, che mette insieme un disco bellissimo. Se non il migliore, quasi. Come sempre parole e frasi che vogliono essere mandate a memoria: “indeciso tra una grigia mediocrità e un grigio più brillante a cui aspirare. Tra una bici da fottere e una cravatta da mettere, tra la sera di un dì di festa e un proiettile nella testa, tutto ciò che ti resta da fare è annegare in un bicchiere”. Lo scazzo della provincia è tutto qui, sintesi precisa e chirurgica, quasi quanto quel magnifico “guarda quante banche, guarda quanti bar, guidi un’astronave su una provinciale, tutti i matti a casa chiusi sotto chiave” dell’autunno scorso firmato dai Public. Cagati pochissimo, disco di una lucidità che fa paura. Inspiegabile. Come è inspiegabile l’aver capito solo con mesi di ritardo quanto sia bello Indossai di Alessandro Grazian. Lo compro originale al concerto dei Mariposa alla Casa 139, concerto da punto esclamativo e disco idem. Ad ogni modo, Canali suona in testa per parecchio tempo, mentre il tempo diventa sempre più libero per la visione di cose. Primavera di serie tv, ché telefilm è termine ormai invecchiato e poco radical chic, al pari di sceneggiati. Ancora scettico su Lost, cedo a JJ Abrams per Fringe, che mi tira dentro nonostante una manciata di episodi centrali del tutto inutili. Stessa faccenda per Harper’s Island, in chiusura in queste settimane. Ma la vera sorpresa sono The Big Bang Theory e IT Crowd, che mi fanno ridere come un’idiota. A proposito di narrazioni, da applausi la versione su disco dello spettacolo di Numero 6 ed Enrico Brizzi, il disco più rimandato dell’indie italiano (?). Primavera anche di dischi militanti orrendi: Andrea Rivera e Modena City Ramblers mi fanno incazzare per l’assoluta inutilità. Per fortuna c’è il folk del Pan del diavolo a tirare su il morale. La militanza così come deve essere la trovo invece nel nuovo disco dei Ministri. Ignorati o quasi fino al MI AMI, li sento dal vivo e non stacco più l’album. “Ci meritiamo le stragi, altro che Alberto Sordi”. Mentre ascolto queste parole leggo Patria di Enrico Deaglio, malloppone che racconta trent’anni di storia italica come se niente fosse, con rapidità e agilità rare. Libro che fa stare male per la sintesi con cui dice cose tremende e la semplicità con cui le mette in fila. Se Anobii non mente, è circa il quarantesimo libro da Gennaio. Tra gli altri cito Dies Irae di Genna, Trilogia di New York di Paul Auster, Brindando coi demoni di Fiumani, la trilogia di Stieg Larsson e due graphic novel, Lucille di Debeurme e Berlin di Lutes. Il MI AMI non porta solo i Ministri. Ritornano i Valentina Dorme con un disco che taglia e fa male, Canali fa un live da urlo e Dente da sogno e mentre faccio birre su birre sento anche un po’ di gruppi inutili paragiovanilisti. La settimana dopo il MI AMI la passo al cinema a vedere i film di Cannes, molti dei quali inguardabili. Per fortuna ci sono il rigore e la violenza psicologica del Nastro bianco di Haneke, la cialtroneria de La merditude des choses, film fiammingo che presumibilmente non vedremo mai al cinema (e in caso avrebbe un titolo tipo “com’è bizzarra la vita”) e la potenza visiva di Vincere di Bellocchio. A livello musicale, giugno porta qualcosa di assolutamente facile da ascoltare, qualcosa che dopo il primo play diventa quasi irrinunciabile. Si chiama Brunori S.A.S., ha fatto quello che per me è il disco dell’estate. Con in sottofondo “Italian Dandy” finiscono i primi sei mesi del 2009.

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martedì, 24 marzo 2009

san nicola


ecco, di legrottaglie che sproloquia sui preservativi francamente non è che sentissi proprio un gran bisogno.

(nuova partenza? boh, non faccio più proclami)
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giovedì, 17 aprile 2008

in progress


si vive, si vive.

e tra un po' si riprende a scrivere con regolarità.

nel frattempo, ascoltato tanti dischi italiani...un inizio d'anno strepitoso: baustelle, offlaga, benvengnù, zen circus, giuradei, f punto, humpty dumpty e pure due discreti gazzè e van de sfroos.

e poi il film italiano più bello degli ultimi anni, "tutta la vita davanti". era un argomento più che difficile, ne è uscito qualcosa che è più di un buon film. sono molto legato ad ovosodo, ma credo sia questo il capolavoro di virzì.

e poi visto tanto. finito dexter, quasi finito deadwood, in progress greek e grey's anatomy, in procinto lost.

e intanto ovo... da quasi due mesi, record personale della mia breverrima carriera lavorativa.

e infine le automarchette. l'antonino merlo cui sono seguite mail minatorie, il già citato giuradei (in evidenza).
postato da: quidd alle ore 21:54 | link | commenti (2)
categorie: cinematografo, tubo catodico, automarchetta, fonografo
mercoledì, 13 febbraio 2008

sto documentando


"cloverfield" è un unico, grande esorcismo dell'11 settembre: il mostro che esce dalle viscere dell'america e la decapita è la rielaborazione inconscia della scoperta di avere attentatori all'interno del proprio corpo sociale. l'incredulità si sposa con l'orrore e con la paura, tre sentimenti che stanno alla base anche di qualsiasi racconto di mostri. allo stesso modo, sempre dalla ferita non riconciliata dell'11 settembre nasce anche la necessità di documentare ciò che si vede: l'alluvione di immagini che hanno descritto l'attentato alle torri è trasferita nel bisogno - di fatto ineludibile - di avere il maggior numero di testimonianze visive di quanto accade. la prima necessità non è scappare, è vedere. perchè solo guardando l'inimmaginabile lo si può trascinare in un orizzonte umano. tuttavia l'inimmaginabile non può coesistere con il quotidiano: ecco che le riprese della videocamera vanno a cancellare le immagini di normalità girate in precedenza. la forza visiva della distruzione azzera la memoria scopica della camera, così come quella dell'uomo. dal momento in cui si guarda l'osceno, ogni oggetto della visione non può evitare di rapportarsi con esso. si ricostruisce un sistema di valori e la vecchia scala diventa obsoleta in un attimo, insieme a tutte le immagini e le sensazioni che la accompagnavano.

visto anche caos calmo: interessante e ben fatto. non cambia la vita, ne si candida tra i film dell'anno, ma moretti domina la scena e molti dialoghi sono perfetti.

automarchetta: recensione di andrea paglianti, andrea volpini e, soprattutto, bellissima intervista a paolo benvegnù. il bellissima è tutto merito dell'intervistato.
postato da: quidd alle ore 22:17 | link | commenti (2)
categorie: cinematografo, automarchetta
mercoledì, 06 febbraio 2008

la fine - va da sè - è inevitabile


ci sarebbe da scrivere di american gangster che sfiora il capolavoro lavorando sul genere allo stesso modo di jesse james, ovvero togliendo dallo schermo quelle che dovrebbero essere le prinicpali marche di riconoscimento del genere. ma forse ne scriverò in futuro.

ci sarebbe da scrivere del mi ami ancora, della forza e delle palle di rockit nell'avere spostato il festival riuscendolo a portare a casa con successo e forza. e della botta come sempre forte data da vasco-centrale elettrica.

ci sarebbe da scrivere anche del nuovo di woody allen, che si piazza tra match point e scoop, con una vena tragica (in senso lato) a fare da sfondo. un film tutt'altro che perfetto, ma con elementi interessanti.

quello di cui c'è da parlare su tutto, però, è amen dei baustelle.

non è un disco facile, ci mette un po' ad entrare in circolo. arrangiamenti a tratti eccessivi, barocchi e pieni in stile morgan e a tratti appiattiti su uno standard radiofonico forse evitabile. insomma, tutto e il contrario di tutto.
e poi i testi. duri, amari, forti, taglienti, dolorosi. i pezzi che meritano sono tanti... il podio, senza gradini, va a "colombo", "il liberismo ha i giorni contati" e "alfredo".
i baustelle servono. eccome se servono. bravo bianconi.

ed ora offlaga...play.

automarchette: cortex , iocarlo e chewingum. il primo così così, il terzo davvero bello. il secondo un punto di domanda

postato da: quidd alle ore 21:41 | link | commenti
categorie: cinematografo, automarchetta, fonografo
giovedì, 24 gennaio 2008

sempre e per sempre


il 9 ottobre 1998 cadeva il primo governo prodi. avevo 16 anni e mi ricordo che ero a casa dei nonni a vedere la diretta. per due anni ancora non avrei votato, per molti di più avrei continuato a perdere anche le elezioni circoscrizionali. ma sapevo bene cosa votare.
oggi finisce l'era-prodi per il centrosinistra. e inizia il nulla. pur stimandolo, non sono un prodiano di ferro e quindi non resto più di tanto scioccato dalla sua uscita di scena. il problema è che in questo momento non c'è nessuna forza/persona da cui mi possa sentire minimamente rappresentato.
entro sei mesi, forse entro l'autunno, si va a votare.
"sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai", questo è certo.
ma dove?

postato da: quidd alle ore 21:17 | link | commenti
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mercoledì, 16 gennaio 2008

"pochi lampi di genio nazionalpopolare"

si fa un discreto parlare del nuovo singolo dei baustelle (ad esempio qui).
io lo trovo vicino al crollo verso la cagata colossale, ma il baratro sembra essere qualche passo più avanti e quindi si può ancora sperare che non venga mai raggiunto.
intanto vale la pena di ascoltare un testo non dei migliori del bianconi (il "che contengono" è orrido), ma che comunque porta in radio parole e concetti di per sè lontani dalle scelte canoniche delle emittenti, con in più la forza di un punto di vista poco conciliante.
al di là di tutto, la si canta con facilità disarmante.

la palma di primo superpezzo del 2008, però, va agli zen circus con "figlio di puttana", in ascolto qui.
già l'incipit vale oro.

sempre il 2008 porta il primo disco in ritardo del 2007...ovvero "mondo madre" di NANO, ex COD. pezzi di rockpopelettronico con testi intelligenti e martellanti e frammenti che andrebbero appuntati da qualche parte.

reparto visivo:
finiti i donnellys con un'ultima puntata bella ma non così bella come mi sarei aspettato. urge una seconda stagione.

film, "io sono leggenda". tipico film "più ci penso e meno mi piace", una buona regia, un'ottima interpretazione, un ottimo inizio...e poi il crollo di una struttura che rivela falle enormi. peccato.
postato da: quidd alle ore 23:59 | link | commenti (1)
categorie: cinematografo, fonografo
venerdì, 11 gennaio 2008

il profumo dell'abete rosso


apertura d'obbligo per uno stato adolescenziale di attesa musicale che non si verificava da anni...1 febbraio baustelle, 8 febbraio offlagadiscopax. finalmente.

poi tanti film arretrati, ma tanti.

il poker micidiale "la promessa dell'assassino" (cronenberg), "nella valle di elah" (haggis), "paranoid park" (van sant), "l'assassinio di jesse james per mano del codardo robert ford" (dominik).
quattro film belli quanto diversi: la tensione e la violenza di cronenberg (sulla scia di "history of violence"), l'asciuttezza e la linearità metaforica di haggis (ne parla molto bene stefano), le compressioni spazio temporali e un'adolescenza che fa male di van sant, l'inserimento di psicologie moderne e complesse nel film non-di-genere di dominik (storia di un'icona pre-mediale: lavoro sorprendente, non mi aspettavo fosse così forte). film potenti e utili. e adesso si attende "american gangster" di scott, "redacted" di de palma, "cassandra's dream" di allen. gli italiani? non pervenuti.

visto anche "lussuria" di ang lee. una prima scena di gioco al tavolo girata con risultati da standing ovation e poi due ore di staticità patinata che si riflette e si bea in una spirale di autocompiacimento. ecco, questo non è un film utile.

"l'amore ai tempi del colera" di newell si è rivelato meno polpettone del previsto: pesanti solo le parti in voice over (presumibilmente tratte direttamente dal libro), mentre lo scorrere della trama è ben puntellato, anche se il doppiaggio uccide e narcotizza bardem.

visti su sky "il generale della rovere" di rossellini (ambiguo, scivoloso e fastidioso per storia e atteggiamento), "the queen" di frears (buon lavoro...ma niente più. la mimesi attoriale perfetta non è condizione sufficiente per una lode) e "la camera verde" di truffaut (film malato fino al midollo, con un truffaut angosciante per la semplicità e schiettezza con cui declina il proprio personaggio, che non si crea nuovi amici perchè sarebbe come tradire quelli morti).

le vacanze di natale hanno portato anche la nuova droga delle serie in lingua originale (con sottotitoli!).
vista la prima stagione di "dexter" (bella per concept e sviluppo...ma caduta nel finale), la prima parte di "greek" (adolescenziale e leggero, ma scrittura dei personaggi tutt'altro che scontata o superficiale). in visione "the black donnellys", scritta, prodotta e (parzialmente) diretta da haggis...giudizio secco: molto bella, ma è il caso di aspettare la fine...

le automarchette si sprecano: il disco bello e importante di ascanio celestini, la conferma oltre ogni aspettativa di stefano vergani, patrizio cigliano alias la mia peggiore stroncatura, l'intensità di stefano giaccone, la sorpresa di nevi di frontiera (con contorno di polemiche idiote).
e poi l'intervista a nevi di frontiera e vanvera
postato da: quidd alle ore 17:27 | link | commenti
categorie: cinematografo, tubo catodico, truffaut, automarchetta
martedì, 04 dicembre 2007

"è ritornata la maledetta musica"


tanti arretrati, di nuovo.

ultimi film torinesi:

Alexandra (Alexandre Sokurov, 2007)
film in cui succede poco, quasi nulla, ma film forte e incisivo. la guerra in cecenia vista attraverso soldati nei loro momenti liberi e filtrata dalla testa di una nonna energica e mai doma. colori accecati e accecanti, per un'atmosfera di claustrofobia a cielo aperto. bellissimo.

Il terrorista (Gianfranco De Bosio, 1963)
racconto di resistenza in laguna, a metà tra film d'azione e ricostruzione storico-politica. fa impressione che dialoghi di quarant'anni fa possano essere ancora più che attuali. grande interpretazione di volontè. a seguire dibattito con nanni moretti...ah, nanni!

poi c'è stata la presentazione del confine...che è bello, parecchio, ma sono di parte. anche la reazione del pubblico è stata buona e le domande post-proiezione tutte indirizzate ad approfondire, non a smontare.

Notturno Bus (Davide Marengo, 2007)
film di genere ben fatto, mischiando noir e spy story con un grottesco mai eccessivo. ben girato ed interpretato, anche la sceneggiatura tiene. un giocattolino, ma ben funzionante.

Quale Amore (Maurizio Sciarra, 2007)
il voto è inversamente proporzionale al numero di denudamenti della incontrada. film semplicemente inutile: sopra le righe eppure banale, senza un guizzo di scrittura o regia. sembra lo stereotipo di un cinema d'autore italiano ancora troppo presente.
postato da: quidd alle ore 23:37 | link | commenti
categorie: cinematografo
mercoledì, 28 novembre 2007

"gli faccio disegnare orsi"


tutta la parte caratteri mobili si è trasferita su questo ennesimo inutile-e-quindi-irresistibile-aggeggio 2.0.
e comunque sì, ho iniziato infinite jest.

arretrati vari.

Viaggio Segreto (Roberto Andò, 2007)
film italiano che più italiano non si può, con trauma infantile e relativi annessi e connessi. al di là dello spunto non proprio originale, il film è girato bene e crea una tensione palpabile. nella scrittura appaiono un po' forzati i rapporti duali tra vari personaggi. nel complesso si mantiene intorno alla linea di galleggiamento, ma con continui rischi di affondare.

Diario di uno scandalo (Richard Eyre, 2007)
Anche qui vicenda non particolarmente originale, ma ben strutturata e, soprattutto, ottimamente recitata. buon film, senza infamia e senza lode.

La sera della prima (John Cassavetes, 1977)
Serata di inaugurazione del torino film festival e si va a vedere questo cassavetes dalla prima fila. giusto così per un film bellissimo, che scava negli attori per creare personaggi potenti e carichi (o viceversa?). certo, la divagazione mistico-spiritica forse poteva essere evitata, ma non va ad inficiare un film che scorre senza fatica lungo i suoi 244 minuti.

Uno che partì da giovane (Marcel Wehn, 2007)
documentario sulla gioventù di wim wenders: anche questo visto a torino...ma solo perchè nella sala di fianco un altro di cassavetes era tutto esaurito. documentario interessante quando scava nel passato tra i collaboratori del regista, creando il ritratto di un artista complesso e complicato da approcciare. peccato che il film crolli in modo irreparabile nei passaggi di intervista all'attuale compagna: come le persone che gli hanno vissuto accanto per decenni si dichiarano incapaci di parlare di lui compiutamente perchè non l'hanno afferrato, così la donna lo descrive in toto senza alcuna remora e demolendo la costruzione complessiva. sequenza finale imbarazzante.

Bobby (Emilio Estevez, 2006)
filmone, semplicemente. sceneggiatura perfetta per struttura e ritmi, capace di seguire decine di personaggi senza dare eccessiva importanza ad uno di essi e senza dimenticarne per strada. l'unità di tempo e luogo aiuta e amplifica il meccanismo narrativo. filmone, semplicemente.

automarchette: sig. solo, gli orrendi essenza, moltheni, intervista alle luci della centrale elettrica

tra gli ascolti si fanno strada con forza creme e nevi della frontiera. molto bello anche ascanio celestini.
fine, direi.
postato da: quidd alle ore 01:13 | link | commenti
categorie: cinematografo, automarchetta, caratteri mobili